mercoledì 9 aprile 2008

Waiting for Godot...

In attesa.
Un'attesa che Beckett racconta incerta, senza scopo e senza fine.
Un'attesa in cui inganno il tempo, stracciandolo e perdendolo nel nulla di immagini, ricordi e sguardi lontani.

Scontato: ennesimo pomeggio perso.
Anche nell'attesa di uno stupido test di microbiologia, il mio tempo sembra scorrere incontrollato...
... son solo io che mi perdo nel niente?

venerdì 4 aprile 2008

Oroscopiamoci!

A prescindere dal fatto che tutti gli ordinari oroscopi sono privi di una qualche ragionevole verità e sono soltanto una bella "trappola per le allodole" che amano farsi influenzare da qualche superpotenza esterna, tra vati, oracoli, sibille e cartomanti che si affrontano a suon di astri, questo oroscopo merita proprio di essere letto. Se non altro per lasciarsi andare ad un bel sorriso...

lunedì 31 marzo 2008

Voglio Shakespeare!!

And why not death rather than living torment?
To die is to be banish'd from myself:
And Silvia is myself:banish'd from her
Is self from self: a deadly banishment!
What light is light, if Silvia be not seen?
What joy is joy, if Silvia be not by?
Unless it be to think that she is by
And feed upon the shadow of perfection
Except I be by Silvia in the night,
There is no music in the nightingale;
Unless I look on Silvia in the day,
There is no day for me to look upon;
She is my essence, and I leave to be
If I be not by her fair influence
foster'd, illumined, cherish'd, kept alive.

(William Shakespeare,
Two Gentlemen Of Verona. Atto III, scena I)

giovedì 20 marzo 2008

Americans

Circa tre settimane fa ero in treno, di ritono da una pulitissima, ma un po' spenta Trento. Vagavamo, io e mia sorella, tra i corridoi affollati, quando finamente abbiamo scovato due posticini in uno scompartimento miracolosamente sfuggito alla massa di chiassosi viaggiatori di ritorno dalla settimana bianca...
In quello scompartimento abbiamo conosciuto due ragazzi americani, Jimmy e Jeremy, due soldati dell'American Army a spasso per l'Europa e diretti a Firenze.
Abbiamo chiacchirato del più e del meno, di chi fossero, da dove venissero, cose così...
Dopo due missioni in Iraq di 15 e 13 mesi, avevano deciso di prendersi una vacanza... Francoforte, Monaco, Praga e Firenze... per poi far ritorno a casa, a Woshington DC.
Scivolando tra un argomento e l'altro, siam finiti a parlare di politica.
Politica e guerra.
La guerra... l'avevano vista, ma ne parlavano con una strana ed inaspettata leggerezza...
Jimmy ci ha lasciate per un attimo interdette... diceva esser stato più difficile "sopravvivere" ad una serata a base d'assenzio a Praga piutosto che alla guerra.
Jeremy raccontava e parlava con più serietà e intelligenza... rifletteva... trovava strano ed innaturale che durante le vere e proprie azioni di guerra fossero morti così pochi soldati, mentre durante l'opera di ricostruzione ne fossero stati ammazzati a migliaia.
5 anni dall'inizio della guerra e 4000 soldati americani uccisi.
I civili non erano nelle sue parole presenti.
In quelle parole non c'era però cattiveria, nè sete di sangue o brama di potere. No, affatto.
C'era qualcosa di diverso... c'era la reale convinzione di essere nel pieno diritto di trovarsi laggiù...
C'era la convinzione di star facendo un'opera nobile e generosa, di cui essere orgogliosi.
Accusava i media di raccontare solo gli aspetti truci e negativi del conflitto e del comportamento dell'esercito americano, senza prestar attenzione a ciò che di buono stavano facendo... come la ricostruzione di scuole e acquedotti...
Le sue parole mi hanno fatto venir la sensazione che quei due ragazzi, come tanti altri, non fossero altro che burattini, i cui fili erano mossi da qualcuno ben al di sopra di loro.
Gli abbiamo ricordato di Guantanamo Bay, di Abu Ghraib, gli abbiamo domandato se pensava che anche quello fosse giusto.
Ha risposto che non era giusto, ma che l'esercito americano era uno di quelli che i prigionieri li trattava meglio... che in molti paesi accadevano cose ben peggiori. Si, certo, ma può bastare questo a giustificarli?
C'era dell'altro nelle parole di quel ragazzone, c'era amarezza.
Ha detto che sarebbe stato bello viver in un mondo senza conflitti nè guerre, in cui tutti potessero star bene, in cui tutti avessero diritto a cure gratuite, ad un lavoro, a serenità. Ma ha anche detto che questa era pura utopia, che il mondo non era così.
Ovvio. Nessuno ha la pretesa di veder in un attimo trasformarsi il mondo in un piccolo paradiso felice. Nessuno ha la presunzione di pensare che in un momento tutte le persone si trasformino in esseri corretti e tolleranti, giusti ed onesti. No.
Ma avere la pretesa di indignarsi ed opporsi e rifiutare con tutto il proprio essere che un uomo venga torturato, picchiato, umiliato e spogliato di tutta la sua dignità, quello è possibile... quello è quasi un dovere.